Il posto delle favole...
Il posto delle favole
...luogo di scambio tra culture differenti  

Le due Kumba

C’era una volta un uomo che aveva una moglie perfida e violenta e un’altra dolce e gentile, e da ognuna di loro aveva avuto una figlia. Le ragazze, che avevano la stessa età e si chiamavano tutte e due Kumba, non avrebbero potuto essere più diverse: una era una peste, e l’altra il ritratto della bontà.

         La moglie buona morì, e da allora sua figlia fu chiamata Kumba-senza-madre per distinguerla dalla sorella, soprannominata Kumba-con-la-madre.
         La povera Kumba-senza-madre doveva obbedire in tutto e per tutto all’altra moglie, che la odiava e la faceva lavorare come una schiava da mattina a sera, senza che il marito osasse dir nulla: aveva un tale terrore del suo cattivo carattere che le lasciava fare tutto quello che voleva.

         Un giorno, poi, la ragazza dimenticò di lavare un cucchiaio di legno, e la matrigna si arrabbiò tanto che le ordinò:
         - Prendi quel cucchiaio e vai a lavarlo nel mare di Ndaayan!
         Kumba, in lacrime, si incamminò: il mare di Ndaayan era cosi lontano, che non sapeva se sarebbe mai riuscita ad arrivarci.
         Cammina cammina, era nella foresta ormai da due giorni e due notti, quando vide un albero di giuggiole che si sgiuggiolava da solo, e si fermò a salutarlo, inginocchiandosi.
         - Ma che ragazza beneducata! Dove vai di bello? - chiese il giuggiolo.
         E Kumba:
         - La mia matrigna mi ha ordinato di andare al mare di Ndaayan per lavare questo cucchiaio.
         Allora il giuggiolo le regalò un bel mucchio di frutti e le disse:
         - Che Allah ti accompagni.
         Kumha ringraziò e riprese il cammino. Avanti e avanti, trovò sulla sua strada una pentola che cucinava da sola, cosi si inginocchiò e la salutò.
         - Ma che ragazza beneducata! Dove vai di bello? - disse la pentola.
                                     E Kumba:
         - La mia matrigna mi ha ordinato di andare al mare di Ndaayan per lavare questo cucchiaio.
         Allora la pentola le diede un po’ della pietanza che stava cucinando e le disse:

         - Che Allah guidi i tuoi passi.

         Kumba ringraziò e prosegui, finché arrivò a una casetta solitaria. Sulla porta sedeva una donna che aveva una sola gamba, un solo braccio, un solo orecchio, un solo occhio e un unico dito.  Kumba si inginocchiò per salutarla e la vecchia disse:

         - Dove te ne vai, tutta sola nella foresta?

         - La mia matrigna mi ha mandato al mare di Ndaayan per lavare questo cucchiaio, nonnina, e non so proprio quando ci arriverò.

         Allora la vecchia le offri un letto per la notte, perché stava facendo buio, e Kumba si offrì di  preparare la cena.

         - Ecco qui tutto quello che occorre - disse la sua ospite, e le diede un osso spolpato e un grano di miglio.

         La ragazza, obbediente, mise l’osso in una pentola, che si riempi di carne all’istante; poi gettò il chicco in un mortaio, che in un attimo traboccò di cuscus. Mangiarono, e poi Kumba lavò le scodelle.

         - Visto che ci sei, non dimenticare il tuo cucchiaio -  le disse la vecchia - che lo lavi qui o nel mare di Ndaayan, la tua matrigna non noterà la differenza.

         Ormai era ora di andare a dormire, e Kumha-senza-madre dovette nascondersi sotto il letto, perché stavano per tornare i figli della padrona di casa.

         - Sono bestie selvatiche, capisci, e potrebbero anche mangiarti - le spiegò la donna - ma tu prendi questi due aghi, uno grande e uno piccolo, e quando si saranno addormentati pungili appena appena, cosi penseranno che nel letto ci sono le pulci e andranno via più presto che possono.

         I figli arrivarono, e uno di loro, Buki la iena, annusò in giro e disse:

         - Mamma, sento odore di carne umana.

         - Ma se qui dentro l’unico essere umano sono io! Non vorrai mica mangiarmi! - rispose la madre, e mandò tutti a dormire.

         Una volta coricate, però, le belve non riuscirono ad addormentarsi perché la ragazza ogni tanto le pungeva, e all’alba tornarono nella foresta.

         - Adesso puoi anche tornare a casa- disse la vecchia a Kumba - e siccome sei stata cosi gentile, ti farò un regalo. Ecco tre uova: il primo lo romperai quando uscirai da qui; il secondo, rompilo alle porte del tuo villaggio, e il terzo, quando ci entrerai.

 

         Kumba ringraziò e appena fuori ruppe il primo uovo: ne uscirono leoni, pantere e altre belve che le leccarono le mani e le fecero da scorta finché non usci dalla foresta, proteggendola da ogni pericolo.

         Quando il suo villaggio fu in vista, la ragazza ruppe il secondo uovo: ed ecco apparire molti cavalieri armati che si schierarono attorno a lei.

         E alla fine Kumba ruppe anche il terzo uovo, dal quale saltarono fuori una quantità di schiavi carichi di sacchi d’oro e d’argento, e suonatori di tam-tam che la procedevano battendo sui loro strumenti.

         Cosi l’orfanella tornò a casa come una regina, e tutti vennero ad ammirarla.

         La matrigna era pazza di rabbia, e disse alla sua vera figlia:

         - Sarà meglio che vada anche tu al mare di Ndaayan, se vuoi fare fortuna!

         Kumba-con-la-madre si mise in cammino, ma controvoglia. Dopo due giorni e due notti, anche lei incontrò il giuggiolo che si sgiuggiolava da solo, e disse:

         - Che assurdità, un giuggiolo che si sgiuggiola! Se lo raccontassi nessuno ci crederebbe. Su, stupido albero, dammi un p0’ di giuggiole!

         Ma l’albero non gliene diede neppure una, e le gridò dietro:

         - Che Allah ti maledica!

         Poi la ragazza trovò la pentola che cucinava da sola e strillò:

         - È incredibile, una cosa del genere non l’avevo mai vista. Questa pentola è davvero ridicola.

         Anche la pentola la maledisse, e lei alzò le spalle e continuò a camminare.

         Quando arrivò alla casa della vecchia, invece di inginocchiarsi e salutare si mise a ridere:

         - Sei sicura di essere una persona, nonnina? A me sembri un mostro!

         E quando la vecchia le diede l’osso e il grano di miglio per preparare la cena, Kumba-con-la-madre rise di nuovo:

         - Sei pazza? Nessuno potrebbe preparare da mangiare, con questa roba!

         Cosi le toccò andare a dormire senza cena, borbottando perché doveva nascondersi sotto il letto. Poi, una volta arrivati i figli della vecchia, li punse a sangue con i due aghi, facendoli scappare di corsa.

         Il giorno dopo anche lei ricevette le tre uova e se ne andò, seguita da molte maledizioni.

         Appena ruppe il primo uovo, però, ne uscì una mandria di buoi inferociti che la calpestarono a morte, lasciando il suo corpo agli avvoltoi.

         I grandi uccelli mangiarono le ossa e la carne, ma lasciarono intatto il cuore e, tenendolo tra gli artigli, volarono sul villaggio delle due Kumba e lo lasciarono cadere sulla casa della madre, gridando:

         - Ecco com’è finita la ragazza che andò al mare di Ndaayan per fare fortuna!

         Qui la storia finisce, e il primo naso che la annuserà andrà all’inferno.C’era una volta un uomo che aveva una moglie perfida e violenta e un’altra dolce e gentile, e da ognuna di loro aveva avuto una figlia. Le ragazze, che avevano la stessa età e si chiamavano tutte e due Kumba, non avrebbero potuto essere più diverse: una era una peste, e l’altra il ritratto della bontà.

         La moglie buona morì, e da allora sua figlia fu chiamata Kumba-senza-madre per distinguerla dalla sorella, soprannominata Kumba-con-la-madre.
         La povera Kumba-senza-madre doveva obbedire in tutto e per tutto all’altra moglie, che la odiava e la faceva lavorare come una schiava da mattina a sera, senza che il marito osasse dir nulla: aveva un tale terrore del suo cattivo carattere che le lasciava fare tutto quello che voleva.

         Un giorno, poi, la ragazza dimenticò di lavare un cucchiaio di legno, e la matrigna si arrabbiò tanto che le ordinò:
         - Prendi quel cucchiaio e vai a lavarlo nel mare di Ndaayan!
         Kumba, in lacrime, si incamminò: il mare di Ndaayan era cosi lontano, che non sapeva se sarebbe mai riuscita ad arrivarci.
         Cammina cammina, era nella foresta ormai da due giorni e due notti, quando vide un albero di giuggiole che si sgiuggiolava da solo, e si fermò a salutarlo, inginocchiandosi.
         - Ma che ragazza beneducata! Dove vai di bello? - chiese il giuggiolo.
         E Kumba:
         - La mia matrigna mi ha ordinato di andare al mare di Ndaayan per lavare questo cucchiaio.
         Allora il giuggiolo le regalò un bel mucchio di frutti e le disse:
         - Che Allah ti accompagni.
         Kumha ringraziò e riprese il cammino. Avanti e avanti, trovò sulla sua strada una pentola che cucinava da sola, cosi si inginocchiò e la salutò.
         - Ma che ragazza beneducata! Dove vai di bello? - disse la pentola.
                                     E Kumba:
         - La mia matrigna mi ha ordinato di andare al mare di Ndaayan per lavare questo cucchiaio.
         Allora la pentola le diede un po’ della pietanza che stava cucinando e le disse:

         - Che Allah guidi i tuoi passi.

         Kumba ringraziò e prosegui, finché arrivò a una casetta solitaria. Sulla porta sedeva una donna che aveva una sola gamba, un solo braccio, un solo orecchio, un solo occhio e un unico dito.  Kumba si inginocchiò per salutarla e la vecchia disse:

         - Dove te ne vai, tutta sola nella foresta?

         - La mia matrigna mi ha mandato al mare di Ndaayan per lavare questo cucchiaio, nonnina, e non so proprio quando ci arriverò.

         Allora la vecchia le offri un letto per la notte, perché stava facendo buio, e Kumba si offrì di  preparare la cena.

         - Ecco qui tutto quello che occorre - disse la sua ospite, e le diede un osso spolpato e un grano di miglio.

         La ragazza, obbediente, mise l’osso in una pentola, che si riempi di carne all’istante; poi gettò il chicco in un mortaio, che in un attimo traboccò di cuscus. Mangiarono, e poi Kumba lavò le scodelle.

         - Visto che ci sei, non dimenticare il tuo cucchiaio -  le disse la vecchia - che lo lavi qui o nel mare di Ndaayan, la tua matrigna non noterà la differenza.

         Ormai era ora di andare a dormire, e Kumha-senza-madre dovette nascondersi sotto il letto, perché stavano per tornare i figli della padrona di casa.

         - Sono bestie selvatiche, capisci, e potrebbero anche mangiarti - le spiegò la donna - ma tu prendi questi due aghi, uno grande e uno piccolo, e quando si saranno addormentati pungili appena appena, cosi penseranno che nel letto ci sono le pulci e andranno via più presto che possono.

         I figli arrivarono, e uno di loro, Buki la iena, annusò in giro e disse:

         - Mamma, sento odore di carne umana.

         - Ma se qui dentro l’unico essere umano sono io! Non vorrai mica mangiarmi! - rispose la madre, e mandò tutti a dormire.

         Una volta coricate, però, le belve non riuscirono ad addormentarsi perché la ragazza ogni tanto le pungeva, e all’alba tornarono nella foresta.

         - Adesso puoi anche tornare a casa- disse la vecchia a Kumba - e siccome sei stata cosi gentile, ti farò un regalo. Ecco tre uova: il primo lo romperai quando uscirai da qui; il secondo, rompilo alle porte del tuo villaggio, e il terzo, quando ci entrerai.

 

         Kumba ringraziò e appena fuori ruppe il primo uovo: ne uscirono leoni, pantere e altre belve che le leccarono le mani e le fecero da scorta finché non usci dalla foresta, proteggendola da ogni pericolo.

         Quando il suo villaggio fu in vista, la ragazza ruppe il secondo uovo: ed ecco apparire molti cavalieri armati che si schierarono attorno a lei.

         E alla fine Kumba ruppe anche il terzo uovo, dal quale saltarono fuori una quantità di schiavi carichi di sacchi d’oro e d’argento, e suonatori di tam-tam che la procedevano battendo sui loro strumenti.

         Cosi l’orfanella tornò a casa come una regina, e tutti vennero ad ammirarla.

         La matrigna era pazza di rabbia, e disse alla sua vera figlia:

         - Sarà meglio che vada anche tu al mare di Ndaayan, se vuoi fare fortuna!

         Kumba-con-la-madre si mise in cammino, ma controvoglia. Dopo due giorni e due notti, anche lei incontrò il giuggiolo che si sgiuggiolava da solo, e disse:

         - Che assurdità, un giuggiolo che si sgiuggiola! Se lo raccontassi nessuno ci crederebbe. Su, stupido albero, dammi un p0’ di giuggiole!

         Ma l’albero non gliene diede neppure una, e le gridò dietro:

         - Che Allah ti maledica!

         Poi la ragazza trovò la pentola che cucinava da sola e strillò:

         - È incredibile, una cosa del genere non l’avevo mai vista. Questa pentola è davvero ridicola.

         Anche la pentola la maledisse, e lei alzò le spalle e continuò a camminare.

         Quando arrivò alla casa della vecchia, invece di inginocchiarsi e salutare si mise a ridere:

         - Sei sicura di essere una persona, nonnina? A me sembri un mostro!

         E quando la vecchia le diede l’osso e il grano di miglio per preparare la cena, Kumba-con-la-madre rise di nuovo:

         - Sei pazza? Nessuno potrebbe preparare da mangiare, con questa roba!

         Cosi le toccò andare a dormire senza cena, borbottando perché doveva nascondersi sotto il letto. Poi, una volta arrivati i figli della vecchia, li punse a sangue con i due aghi, facendoli scappare di corsa.

         Il giorno dopo anche lei ricevette le tre uova e se ne andò, seguita da molte maledizioni.

         Appena ruppe il primo uovo, però, ne uscì una mandria di buoi inferociti che la calpestarono a morte, lasciando il suo corpo agli avvoltoi.

         I grandi uccelli mangiarono le ossa e la carne, ma lasciarono intatto il cuore e, tenendolo tra gli artigli, volarono sul villaggio delle due Kumba e lo lasciarono cadere sulla casa della madre, gridando:

         - Ecco com’è finita la ragazza che andò al mare di Ndaayan per fare fortuna!

         Qui la storia finisce, e il primo naso che la annuserà andrà all’inferno.

INFORMAZIONI SULLA FIABA
NAZIONE: KENIA
DIALETTO:  
 
VERSIONI DELLA FIABA
LEGGI IN ITALIANO
LEGGI IN KENIOTA
ASCOLTA IN KENIOTA
   

Coumba am ndeye ak coumba \ amoul ndeye

Bena beuss la wone mou amone bena gorguou am gnarri diaabar. Kena ku soxor thè bari aye, kenenki baxe thè yatu, kunè thi gnome gnar amone doom bu djiguène, gniar nieipp gno masse wone thè gno bokone toure. Coumba laye tudone, gnom gniar ni gnu utè wone: keneki daffa bone, keneki bax.

Jabaar bu bax-bi dèe, thi beuss bobu lagne lene toùdè coumba am ndeye ak coumba amoul ndeye guir ragnè lene gniarri xalèyi, coumba amoul ndeye sassounè daffaye wara nagou ak degal lepp luka djabaarou bayam wax, thè ndawssi bagnone ko lole thè done ko deff’ lo liguèye you keurgui yeupp, dorè thi suba ba thi gone, thè dieukeurdji gniameoul wax dara: thè gnamèwouwone djaabaram mo tax dako done wath mu deff lu ko nex.
         Ena beuss, rek coumba amoul ndeye fatè raxass bèna mbatu tantadji mèrre lol, rek digal-ko:

         - Djeuleulmbatoubi deme raxass ko guèdjou ndaayan!
         Coumba, ak ragoniam, di dox: guèdjou ndaayan sori wona lol ba kene xamoul wone numu faye yèguè. Muye dox dox, thi biir allabi niaari beuss ak niaari goudi, mu guiss bena guarappu daxar bu done witt bopam, mw taxaw nuyuko, souk.
         - Waw thiey bi xalè mo yaru! Fo djemeni? - lath ko daxargui.
         Rek coumba:
         - Sama djabaru bay dafma wax ma raxassi mbatubi guèdjou ndaayan.
Rek daxargui may ko ay doom yu bari thè wax ko:
         - Yallanah Yallah taxawu.
Coumba djeuradieufuko djelatt yonam.
         Thi kanam ak kanam thi yone bi mu guiss bena thine buye togue bopam rek mu souk nuyuko.

         - Waw bi xalè mo yaru! fo djieme ni? - lath ko thine bi.
Rek coumba:
         - Sama djaabaru bay dafma wax ma raxassi mbatu bi guedju ndaayan.
Rek thien bi diox-ko mu lekk thi lumu done togue wax ko:
         - Yal lanala Yallah taxwu.
         Coumba dieura dieufuko toppu yonam, babamuy guiss bena keur kesse thi digue allabi. Thi buntu keurgui bena djieguene miguiffa tokk, amone bena tank, bena lokho, bena nopp, bena beutt ak bena baram.          Coumba souk nuyou ko rek ndawssi waxko:
         - Fò djieumni yaw kessè thi biir allabi?
         - Sama djiabaaru bay moma yoni guedjou ndaayan guir ma raxass mbatu bi thè xawma kagne la faye yegue.
         Ndawssi may ko mu fananfa ndax goudigui, the leuda mona bapare, rek coumba neko malaye toguale rerbi.
        
- Guissga li rek ga soxla mu waxko gangui, mu dioxko bena yaxu kessè ak bena peppdugoupp xalebi degal ko, dieul yaxbi dugal ko thi thinbi, rek mu fess ak yapp thi sassi mu dieul pepebi deff ko thi lekettegui mu fess ak thirre. Gnou lekk ba pare coumba raxasse ndapp yeup.
         - Ndegam yagui fi boul fattè sa mbatu bi - waxko ndaxssi -. Ga raxasseko fi walla guedjou ndaayan, sa tanta bi du thi xam daara.
         Legui mome teudeu diottna, coumba amoul ndeye dafa warone nebeutu thi suffu lalbi dax doomu ndawssi dagnudone gnibissi.
         - Ay rabbi alla lagne, xamga thè mannagnoula ekk -  waxko ndawssi - Wayè dieuleul niarri pussoyi bu ndaw ak bu mak, bugnu dorè di nelaw galendi diam tutti tutti ndax gnou yakarnè lalebi dafa am aye matte gnou gawa diouk.
         Doomyi guew, kena thi gnom, buki, xegnettu funè rek wax:
         - Yaye yappu nitt momay xingue.
         - Wa su fekkè fi thi biir mane rek mafy nitt! Xana bugoma lekk nak! Lola yayedji tontu demlene teddi Bagnou teddè rekk munugno nèlaw ndax xalèbidaledone diam yene sayi. Rek ndieul gnou delou thi biir allabi.

         - Legui meuga delou thi sene keur - ndawssi waxko coumba - ak niga yaro dinala am luimala may. Guissga nietty naine yi: bu ndieukebi bo guènefi rek dakoy tothe; niarellebi bo douguè sene buntu dekk, nietellebi bo douguè sene biir dekk.

         Coumba santako bamu guène rek mu tothe bena nainebi rek guènethi ay guaidè, segue ak yenene diko marale loxom di ko sam ba bamuye guene thi allabi.

         Bamuye seene deukem mu tothe bènène bi: rek guenethi ay fass ak gnu lene ware ak gnu koye lèraal yoname.

         Thi mudjibi coumba tothe nittelu nainebi rek guenethi ay diaam you yènu gandiar you bari, ak xaliss, ak gnoukodone teugal ay ndende djituko. Thi la bayobi dèlu thi keuram melleni bur, gnepp gnew di ko setansi.

         Djabaru bayame meer ba dooff, rek mu doomame bimu diour:

         - Ni guene thi yaw tamiitt moy ga deme guèdiou ndaayan, su fèkkè beugue am allal!

         Coumba am ndeye dieu yne ak niaka pexè. Ba niarri beuss ak niarri goudi, ak mome tamitt mu guiss garabu daxar buy witt bopam rekmu wax.


-   Xolal yeuffu doffyi, daxar buy witt bopam! Suma ko nettalè ken duma guem. Guarapp bu niaka faydabi dioxma thissa doomyi!

         Wayegarappegui bagne, rek youxuko.

         - Yalla nala Yallah nattu!

         Thi la guissatè thine buy togue pobam ek mu yuxu: li munumako guem, lu melleni mussumako guiss. Thinbi da doff? Niak fayda.

         Thinba tamitt moluko, mo yeugal ay mbagam yegali yonam. Bimu yèguessè thi keur ndawassi, mu taxaw nuyuwuko taxaw di ko rèe.

         - Wornala né nitt ga, mu waxko ndawssi? Mane dè rape gamaye ndurolle!

         Biko ndawssi dioxè yaxbi ak pepu dougup bi ndax mu togue reerbi, coumba am ndeye rèe way:

         - Xana daga doff? Kene munule togue thi ligama diox!

         Lègui mu wari teudi thè rerouloe, moy xultu ndax daffa warone nebbetu thi souffu lalbi. Bi doomu ndawssi yekessè teudd mu diamlene ak niarri pussoyii bayuye nathe, gnu daw bu gaw. Bignu yèwo mome tamitt gnu dioxko nietty naine yi rek mu dem, ak niene you bone.

         Thi sassi mu to the naine bu diakabi, yeukk alla bu makk thè soxar dooreko bamu dèe, mu wath newbi ak tanyi.

         Pithiyi lekk suxbi ak yaxyii bamu dess xolbi rek, pithiyi dieul xolbi ak sene guèmeye di naw thi deuku coumba am ndeye rek gnu wadal xolbi thi keur yayame coumba ame ndeye rek di waye.

-         Anna xalèba dèmone guèdiou ndayaan ndax allal gagni xolbaguini!

         Fila lepp djièxè kuko gnieuka fone tabi adiana.

INFORMAZIONI SULLA FIABA
NAZIONE: KENIA
DIALETTO:  
 
VERSIONI DELLA FIABA
LEGGI IN ITALIANO
LEGGI IN KENIOTA
ASCOLTA IN ITALIANO




CONSORZIO KAISTEN - C.F. 92135000922